MINDFUL EATING: la scelta di vivere il cibo con leggerezza

Sì, credo che il titolo che ho immaginato per questo articolo dia voce al mio sentire e rappresenti la scelta di vita che ho fatto, perchè ho sposato il mindful eating nella mia quotidiniatà oltre che nell’uso professionale. Sono diventata insegnante di alimentazione consapevole, questa la traduzione italiana di mindful eating. Questo titolo lo spendo tutti i giorni nel mio fare la psicoterapeuta. Lavoro, da una decina di anni, con pazienti che vivono il cibo come un’ossessione e che come migliore nemica hanno una bilancia che dice che valgono poco come persone. Si guardano allo specchio e non si piacciono quasi mai. Noi abbiamo visto solo nel film d’animazione Alice nel paese delle meraviglie, biscotti che chiedono di essere mangiati, ma ci sono alcune persone che tutti i giorni devono fare i conti con il cibo che sembra voler divorare il loro cuore. A maggio scorso ho conseguito il titolo che mi vede insegnante di mindful eating abilitata che rappresenta un’esperienza e un valore in più. Sono stata a Padova per 5 giorni in un monastero che ha racchiuso il mio silenzio. La condivisone con i miei compagni di viaggio è diventata un dono e questo attestato apre la strada ad un percorso che necessita comuqnue di pratica quotidiana e costante. Per sensibilizzare al tema del mindful eating, insieme ad altre colleghe, ho creato questa pagina internet che spiega che cos’è e che cosa non è il mindful eating http://mindfuleatingtorino.it. Per me Mindful Eating è un modo per iniziare a riflettere sul rapporto tra come ci nutriamo e come stiamo, con noi stessi e con gli altri. E’ una via, una scelta di vita. Per capire che le emozioni sono il nostro nutrimento principale: sono loro che ci fanno sentire affamati o sazi.

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Il Natale non arriva se soffri di un disturbo alimentare

Potrebbe essere vero che il Natale quando arriva, arriva (cit) o quanto meno, non passa inosservato…è il mondo attorno a noi a ricordarcelo: le città si colorano di rosso,  si vestono di luci e scintillii, si pensa a come riempire pacchetti regalo e grandi tavolate. Il Natale suscita reazioni e vissuti differenti nella mente, nel cuore e nel corpo di chi si appresta a vivere questo periodo dell’anno e il mio pensiero, in questi giorni, va a tutti i miei pazienti e non, a tutte le persone che soffrono di un disturbo alimentare o che, al di là delle etichette, sono in lotta con il proprio corpo e con il cibo.  Il Natale arriva anche per proporre menù pregiati e ricette prelibate, ma se qualcuno molla il conto delle calorie e si abbandona a qualche concessione (dicendosi: va beh, tanto sono arrivate le feste!), allo stesso modo è immaginabile quanta fatica possa fare a Natale, una persona che giornalmente fa i conti con la spietatezza delle calorie ingerite. Per molti, cenoni e feste possono assomigliare ad un tormento il cui ritornello urla di resistere e trattenersi dalle tavole inondate di cibo. Certo dev’essere forte, è come dire ad un alcolista di farsi un giro in una cantina senza poter assaggiare nulla…E un pensiero va anche ai familiari di chi soffre di un disturbo alimentare, a loro che si trovano nella difficoltà di non sapere bene come muoversi, cosa preparare, se festeggiare e con chi. Perché questo genere di problemi invade tutta la famiglia, crea situazioni ad alta tensione soprattutto nei momenti che precedono o seguono i pasti: la varietà, la qualità e la quantità dei cibi natalizi potrebbe essere un detonatore pronto a fare esplodere un conflitto “a cibo”. Se aggiungiamo poi che il Natale fa da sfondo al ritrovarsi con familiari che non si vedono da tempo, ecco che le sensazioni di sentirsi osservati e sotto giudizio, possono essere dietro l’angolo. Insomma se il Natale arriva anche per incontrarsi davanti al cibo, che rappresenta uno dei modi per far festa e per scambiarsi gli auguri, è anche credibile che dietro alle portate presentate in quantità industriale, come fosse l’ultimo Natale del mondo, si celino vissuti intimi e delicati, permeati di sofferenza e tensione.
Preciso che le riflessioni esposte fin qui, sono lontane dall’intento di demonizzare il periodo natalizio, le mie parole vorrebbero solo essere un gesto di empatia e vicinanza per chi, di fronte a bilanci e buoni propositi, fatica ad apprezzare se stesso e vive una lotta con il cibo che gli divora l’anima.

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Specchio specchio del mio corpo

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La voglia di essere altro, di essere diversa da un corpo che non mi rappresenta.

Specchio specchio del mio corpo, oggi mi posso fidare del tuo riflesso?

La disarmante insoddisfazione mi assale.

Specchio specchio della mia sfida, cosa cerco io da te?

Dimora della perenne insoddisfazione e del non piacersi mai abbastanza.

Specchio specchio della non appartenenza, cosa vedono i miei occhi?

Scruto un corpo che vorrei non fosse questo.

Specchio specchio del mio dolore, come vorrei essere oggi?

Non credo di appartenere a questo corpo.

Specchio specchio della mia autostima, mi dirai il vero?

L’inadeguatezza che cela le insicurezze.

Specchio specchio della mia apparenza, quale sarà la sorte del mio essere?

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